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Intimazione di pagamento: la guida completa per difendersi (2026)

  • 1 gen 2024
  • Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 4 giorni fa

L'oggetto della PEC o della raccomandata è inequivocabile: "Intimazione di pagamento". Il mittente è l'Agenzia delle Entrate Riscossione. Non è una lettera di cortesia, ma l'ultimo avvertimento formale prima dell'esecuzione forzata. In questo post vediamo insieme cosa è l'intimazione e come puoi difenderti


Aggiornato al 12/3/2026


Infografica: intimazione di pagamento

Nella mia esperienza professionale vedo che il contribuente tende ad arrendersi troppo presto davanti ad una intimazione di pagamento. In realtà non tutto è perduto. L'Agente della Riscossione commette errori e l'atto che hai ricevuto potrebbe contenere vizi che permettono di annullare il debito o ridurlo drasticamente. E anche se non contiene vizi ci sono comunque altre soluzioni. Sono un avvocato tributarista ho assistito clienti alle prese con atti dell'Agenzia delle Entrate e/o dell'Agente della Riscossione - non solo a Firenze dove ho lo studio ma in tutta Italia (leggi se vuoi i casi giudiziari di cui mi sono occupato) - e ho maturato molta esperienza al riguardo. In questa guida analizzeremo insieme la legge e le sentenze più recenti per darti gli strumenti concreti per capire la tua posizione e difenderti efficacemente.


INDICE



1. Cos'è l'intimazione di pagamento ?

L'intimazione di pagamento è l'atto formale che l'Agente della Riscossione deve obbligatoriamente notificarti prima di iniziare l'espropriazione forzata se è passato più di un anno dalla notifica del titolo (cartella di pagamento o avviso di accertamento) o di una precedente intimazione (art 50 DPR 602/1973).

In pratica la legge impone una regola precisa a tutela del debitore: l'esecuzione non può restare una minaccia sospesa all'infinito. Se l'Agente della Riscossione non agisce esecutivamente entro un anno dalla notifica della cartella o dell'avviso di accertamento, perde temporaneamente il potere di procedere con il pignoramento; per riattivare questo potere deve, appunto, notificarti l'intimazione di pagamento.

Inoltre, l'intimazione di pagamento ha una data di scadenza: perde efficacia se trascorre un anno dalla data della sua notifica senza che sia iniziata l'espropriazione forzata (questo termine è stato esteso ad un anno dall'art 26, co 18, del DL 76/2020 in precedenza era di 180 giorni). Se quindi dopo che ti è stata notificata una prima intimazione l'Ufficio non inizia l'esecuzione entro un anno, per farlo deve notificarti una ulteriore intimazione. Ti faccio un paio di esempi esplicativi:

  • Esempio 1: ricevi una cartella il 1° gennaio 2026 e non paghi; l'Agenzia non fa nulla per tutto l'anno; il 1° febbraio 2027 vuole pignorare il tuo conto; non può farlo subito: deve prima inviarti l'intimazione di pagamento.

  • Esempio 2: ricevi una cartella il 1° gennaio 2024 e non paghi; l'Agenzia non fa nulla per tutto l'anno; il 1° aprile 2025 ti notifica un'intimazione di pagamento ma resta inerte sino a tutto il 2026; se nel 2027 vuole pignorare il tuo conto corrente non può farlo subito, prima deve notificarti una ulteriore intimazione.


2. Quale è il contenuto dell'intimazione ?

Con questo atto l'Agenzia delle Entrate Riscossione ti intima di pagare quanto dovuto entro 5 giorni (art 50 co 2 DPR 602/1973).

Tra l'altro si tratta di un atto a forma vincolata in quanto deve essere redatto secondo un modello approvato dal Ministero delle Finanze (clicca sul link per visionarlo).

Ecco di seguito un esempio di intimazione di pagamento:


cosa succede se non pago un'intimazione di pagamento

3.Che differenza c'è tra cartella esattoriale e intimazione ?

La differenza principale è temporale e funzionale: la cartella (o l'avviso di accertamento esecutivo) è il titolo esecutivo che "porta" il debito originario mentre l'intimazione è un atto "di raccordo" che serve a riattualizzare una pretesa vecchia di oltre un anno.

Molti clienti nel mio studio confondono i due atti, ma è fondamentale distinguerli per capire come difendersi. Ecco una tabella comparativa per chiarire le differenze:


Cartella di pagamento (o avviso di accertamento esecutivo)

Intimazione di pagamento

Funzione

Comunica che un Ente ha iscritto a ruolo un debito. È il "Titolo Esecutivo".

Riattualizza la pretesa e preannuncia l'esecuzione forzata imminente.

Tempistica

Arriva per prima.

Arriva solo se è passato più di un anno dalla cartella (o da una precedente intimazione) senza azioni esecutive.

Scadenza pagamento

Hai 60 giorni per pagare.

Hai solo 5 giorni per pagare.

Contenuto

Dettaglia ruolo e causale del debito.

Richiama la cartella (o l'avviso di accertamento) e aggiorna interessi di mora e spese.

Motivazione

Necessaria

Basta il riferimento alla cartella (o all'avviso di accertamento)


4. Cosa succede se non pago entro 5 giorni?

Scaduti i 5 giorni l'intimazione diventa un "semaforo verde" per l'Agente della Riscossione che può avviare immediatamente l'esecuzione forzata sui tuoi beni.

Il termine di 5 giorni è perentorio. Al sesto giorno, tecnicamente, sei esposto alle azioni esecutive dell'Agente della Riscossione. Anche se nella pratica passano settimane, mesi o addirittura anni prima che l'Ufficio proceda. In ogni caso rischi:


  • pignoramento presso terzi: e quindi il blocco dei conti correnti, il pignoramento dello stipendio/pensione e il pignoramento dei crediti verso clienti;

  • pignoramento mobiliare: accesso a casa tua o in azienda per pignorare beni;

  • pignoramento immobiliare: avvio dell'asta dei tuoi immobili.


Nota bene: l'art 50 DPR 602/1973 parla di espropriazione e non di misure cautelari come l'ipoteca e il fermo amministrativo; queste misure, perciò, possono essere attivate senza la previa notifica dell'intimazione anche se nella prassi operativa dell'Agente della Riscossione spesso l'intimazione le precede comunque (Cass Sez Unite 19667/2014; Ris Agenzia Entrate, 12/2002).


5. Posso pagare in ritardo le somme intimate?

Pagare in ritardo le somme indicate nell'intimazione è sempre possibile. Nessuna norma lo vieta. Puoi pagare in un'unica soluzione o in via rateale.

Il rischio, però, è che nel frattempo l'Ufficio abbia intrapreso delle azioni esecutive contro il tuo patrimonio (fermo restando che comunque a seguito del pagamento le azioni esecutive vengono meno). Inoltre, se paghi in ritardo, il tuo debito continuerà ad incrementare di anno in anno del 2,68% pari al tasso degli interessi di mora.


6.Quali sono i termini per pagare o fare ricorso ?

Quando ricevi l'atto troverai scritte due scadenze fondamentali ed è cruciale non confonderle:

  • 5 giorni (termine per il pagamento): l'intimazione ti ordina di pagare, come già detto, entro 5 giorni dalla notifica; ricorda che non si tratta di 5 giorni lavorativi bensì ordinari (per cui calcola anche i sabati, le domeniche ed i giorni festivi in generale);

  • 60 giorni (termine per il ricorso): hai generalmente 60 giorni per presentare ricorso davanti alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado quando l'intimazione ha ad oggetto tasse e imposte (oppure 20/40 giorni per contributi INPS e sanzioni amministrative).

 

7. Perché farsi assistere dall'Avv Alberto Bindi ?

L'intimazione di pagamento è un atto di confine: segna il passaggio definitivo dalla fase amministrativa a quella dell'aggressione patrimoniale. La normativa è complessa e le trappole procedurali sono molte. Se hai ricevuto un'intimazione di pagamento non lasciare che il debito diventi definitivo o che aggrediscano i tuoi beni. I termini per adottare la migliore strategia (di seguito ti spiego quali sono le soluzioni possibili) sono stretti. Come avvocato tributarista dal mio studio di Firenze ho aiutato clienti in tutta Italia (leggi se vuoi i casi giudiziari di cui mi sono occupato) a risolvere complesse situazioni legate a cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento; se hai ricevuto una intimazione dall'Agenzia delle Entrate Riscossione, cliccando su questo linkm, puoi richiedermi una preanalisi.


8. Come difendersi dall'intimazione di pagamento?

Se hai riceuto un'intimazione è sempre opportuno affrontare la situazione e scegliere la strategia migliore; rimanere inerti e fare finta di niente non è mai la soluzione preferibile; le soluzioni possibili in sintesi sono:

  • la rateizzazione;

  • impugnare l'intimazione (e cioè fare contenzioso);

  • la normativa sul sovraindebitamento;

  • la rottamazione quinquies.

Vediamole di seguito più nel dettaglio.


9. La rateizzazione

Anche se hai ricevuto l'intimazione di pagamento hai comunque diritto (eccettuato il caso in cui tu l'abbia già richiesta e sia decaduto) a richiedere la rateizzazione del debito fino a 84, o addirittura 120, rate mensili (art 19 DPR 602/1973).

La presentazione della domanda di rateizzazione è una mossa strategica fondamentale perché blocca immediatamente nuove azioni esecutive ed eventualmente quelle in corso. Normalmente si procede con la rateizzazione se una preliminare analisi legale conferma che il debito è dovuto e che l'intimazione non presenta vizi: in questo caso, infatti, la strategia migliore per proteggere il tuo patrimonio è sicuramente la dilazione di pagamento.

Se vuoi approfondire l'argomento della rateizzazione clicca su questo link Rateizzazione intimazione di pagamento: come chiederla e bloccare gli atti.


10. Il contenzioso

Per opporti all'intimazione, facendo valere dei motivi di infondatezza o illegittimità, devi impugnarla davanti all’Autorità giudiziaria instaurando così un vero e proprio contenzioso contro l’Agenzia delle Entrate Riscossione.

I principali tre motivi che possono giustificare un contenzioso sono:

a) la mancata notifica degli atti presupposto;

b) la prescrizione;

c) l'incompetenza territoriale.

Qui di seguito ti illustro brevemente quali sono i 3 motivi sulla cui scorta ha un senso impugnare l'intimazione (se poi vuoi approfondire la questione terminata la lettura di questo post leggiti anche questo: Ricorso intimazione di pagamento: termini, scadenze e motivi).


a) Mancata notifica dell'atto presupposto

L'intimazione non vive di vita propria: si basa su cartelle esattoriali e/o avvisi di accertamento esecutivo che devono essere notificate/i preventivamente; e l'intimazione di pagamento non preceduta dalla regolare notifica delle cartelle e/o degli avvisi cui si riferisce è nulla (Cass Sez Unite 16412/2007; Cass 30911/2019).

Perciò, se non hai mai ricevuto le cartelle/avvisi cui si riferisce l'intimazione puoi impugnare quest'ultima davanti al giudice per contestarla.


b) Prescrizione

Il credito portato dall'intimazione può estinguersi (come ogni credito) per intervenuta prescrizione e cioè a causa del fatto che il creditore è rimasto inerte troppo a lungo; quello che rileva è il lasso di tempo intercorso tra tra la data di notifica della cartella esattoriale (o dell'avviso di accertamento esecutivo) e la data di notifica dell’intimazione; se è maturata la prescrizione è necessario impugnare l'intimazione per chiedere al giudice che accerti l'estinzione del debito.

Nella mia esperienza la prescrizione è uno dei motivi di ricorso più efficaci; l'Agenzia delle Entrate Riscossione è spesso lenta e passano anni tra cartella e intimazione (oppure tra un'intimazione e la successiva).

La Cassazione (Cass 35015/2023; Cass 10736/2024) ha chiarito che ai fini della prescrizione bisogna distinguere le componenti del debito:

Tipologia di Debito

Termine Prescrizione

Riferimento Normativo

Tributi Erariali (IRPEF, IVA, IRES, Registro)

10 Anni

Art 2946 cc

Sanzioni

5 Anni

Art 20, co 3, DLgs 472/1997

Interessi

5 Anni

Art 2948, n 4, cc

Esempio pratico: immagina un'intimazione per 100.000 euro di IRPEF del 2014; la cartella è del 2016 e l'intimazione arriva nel 2024 (8 anni dopo):

  • il capitale (imposta) lo devi pagare in quanto il termine di prescrizione è di 10 anni e scade nel 2026;

  • ma le sanzioni e gli interessi sono prescritti in quanto il loro termine di prescrizione è di 5, ed è quindi scaduto nel 2021);

impugnando l'atto, perciò, potresti risparmiare circa il 30-40% del totale annullando sanzioni e interessi maturati.

Per approfondire l'argomento leggiti questo post: Prescrizione intimazione di pagamento: quando il debito scade.


c) Ufficio incompetente

L'atto deve essere emesso dalla sede competente per territorio in base al tuo domicilio fiscale, altrimenti è illegittimo (art 24 e art 46 DPR 602/1973).

Anche la giurisprudenza ha stabilito che l'intimazione emessa da un ufficio dell'Agente della Riscossione incompetente per territorio, per esempio sede di Pescara per un contribuente con domicilio fiscale a Roma, è illegittima (Cass 23889/2024).

Questo è un vizio tecnico formidabile che nel mio studio controlliamo sempre perché ricorre più volte di quanto si potrebbe credere.


11. Il sovraindebitamento

Se il debito oggetto dell'intimazione è di importo rilevante e le altre soluzioni (rateizzazione e contenzioso) non sono percorribili puoi valutare la possibilità di cancellare o ridurre i tuoi debiti, compresi quelli oggetto dell'intimazione, utilizzando gli strumenti previsti dal DLgs 19/2014.

Si tratta di procedimenti, per la verità poco conosciuti, con i quali l'ordinamento riconsoce a chi è sovraindebitato, e cioè non è in grado con le sole proprie forze di risolvere la difficoltà finanziaria, una via d'uscita; si tratta di 4 strumenti differenti:


  • il concordato minore (artt 74 e ss DLgs 19/2014) che consente a piccoli imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi una riduzione dell'esposizione debitoria con un pagamento dilazionato nel tempo;

  • il piano di ristrutturazione dei debiti (artt 67 e ss DLgs 19/2014) che consente al consumatore (dipendente o pensionato) sempre una riduzione dell'esposizione debitoria con un pagamento dilazionato;

  • la liquidazione controllata  (artt 268 e ss DLgs 19/2014) che consente l'integrale cancellazione dei debiti mettendo a disposizione dei creditori l'intero patrimonio;

  • l’esdebitazione del debitore incapiente (artt 283 e ss DLgs 19/2014) che consente al nullatenente, una volta nella vita, l'integrale cancellazione dei debiti.


Con la disciplina sul sovraindebitamento è possibile ottenere questi effetti benefici con riguardo a qualsiasi tipologia di debiti ivi compresi quelli gestiti dall'Agenzia delle Entrate Riscossione ed oggetto di una intimazione di pagamento.


12. La rottamazione quinquies

La rottamazione quinquies è la nuova misura di definizione agevolata introdotta dall'art 1, co da 82 a 98, Legge 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) che consente di estinguere i debiti, comprensi quelli riportati nelle intimazione di pagamento, pagando solo il capitale con stralcio di sanzioni, interessi ed aggi.

Esistono però delle limitazioni e quindi non detto che i debiti oggetto di intimazione rientrino nell'ambito oggettivo di applicazione della rottamazione; in ogni caso la domanda per aderire a questa sanatoria va presentata entro il 30/4/2026 e consente di pagare il debito in 54 rate bimestrali (9 anni) la prima delle quali da versare entro il 31/7/2026.


Per guardare il video su youtube clicca su questa immagine:


Link a youtube per video su intimazione di pagamento

13. FAQ - Domande frequenti

Di seguito rispondo alle domande più comuni che ricevo in studio riguardo l'intimazione di pagamento.

Cos'è l'intimazione di pagamento?

È un atto formale (ex art. 50 DPR 602/1973) con cui l'Agenzia delle Entrate Riscossione ti ordina di pagare un debito pregresso entro 5 giorni, avvertendoti che in mancanza procederà ad esecuzione forzata. Viene inviata quando è passato più di un anno dalla notifica della cartella esattoriale.

Cosa succede se non pago entro 5 giorni?

Scaduti i 5 giorni, l'Agente della Riscossione è legittimato ad avviare le procedure esecutive, come il pignoramento del conto corrente, dello stipendio o il pignoramento immobiliare.

Qual è la differenza con la cartella di pagamento?

La cartella è il primo atto che notifica il debito (titolo esecutivo) e dà 60 giorni per pagare. L'intimazione è un atto successivo, inviato solo se l'Agente è rimasto inerte per oltre un anno dalla cartella, e concede solo 5 giorni per pagare.

L'intimazione scade?

Sì. L'intimazione di pagamento perde efficacia se l'esecuzione forzata non inizia entro un anno dalla sua notifica.

Posso rateizzare il debito dopo aver ricevuto l'intimazione?

Sì, generalmente è possibile richiedere la rateizzazione anche dopo la notifica dell'intimazione, purché non sia ancora stata avviata una procedura esecutiva che lo impedisca specificamente. La richiesta di rateizzazione blocca le nuove azioni esecutive.


Avv. Alberto Bindi

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