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Rateizzazione Agenzia Entrate e prescrizione: rischi (2026)

10 giu 2023
Tempo di lettura: 9 min

Aggiornamento: 7 giorni fa

Di Avv. Alberto Bindi, avvocato cassazionista e tributarista del Foro di Firenze. Ultimo aggiornamento: 29/10/2026.


In breve: chiedere la rateizzazione all'Agenzia delle Entrate-Riscossione è spesso una buona scelta, ma ha un effetto che quasi nessuno ti dice: la domanda può valere come riconoscimento del debito, e durante il piano la prescrizione resta sospesa. Se poi decadi, potresti aver allungato la vita a un debito che stava per prescriversi o che era già prescritto. In questa guida ti spiego cosa dicono la legge e la Cassazione, con esempi, e cosa verificare prima di chiedere le rate. Sono un avvocato cassazionista e tributarista con studio a Firenze e assisto contribuenti in tutta Italia contro l'Agente della Riscossione: nel capitolo dedicato a perché rivolgersi a me trovi i casi giudiziari di cui mi sono occupato.


Infografica su rateizzazione Agenzia Entrate e prescrizione: la domanda può azzerare il termine, il piano lo sospende, il ricorso resta possibile

Hai deciso di chiedere la rateizzazione delle cartelle all'Agenzia delle Entrate-Riscossione? Bene: ti consente di fermare fermi, ipoteche e pignoramenti. Ma cosa succede se a un certo punto non riesci più a pagare le rate? E la domanda che hai firmato può pesare sulle tue difese future?

Nel mio studio vedo spesso contribuenti che, dopo essere decaduti dalla rateizzazione, scoprono di aver "rinunciato" senza saperlo a far valere la prescrizione. In questo post ti spiego come evitarlo.


INDICE



La rateizzazione dell'Agenzia Entrate interrompe la prescrizione?

Secondo la Cassazione sì: la domanda di rateizzazione vale come riconoscimento del debito e interrompe la prescrizione, che riparte da capo (art. 2944 c.c.; Cass. 37389/2022; Cass. 856/2024; Cass. 993/2026).

Con la richiesta di rateizzazione, secondo la Cassazione, il contribuente di fatto riconosce il debito verso l'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il riconoscimento è uno degli atti che, per il Codice civile, interrompono la prescrizione: dal giorno della domanda inizia a decorrere un nuovo termine intero.


Quali sono i termini di prescrizione delle cartelle?

Dopo la notifica della cartella, il debito si prescrive in 10 anni per IRPEF, IRES, IVA e IRAP e in 5 anni per tributi locali, contributi, sanzioni e interessi (art. 2946 c.c.; art. 2948 c.c.; Corte Cost. 85/2026).

Le cartelle esattoriali devono essere notificate entro precisi termini di decadenza; ma è solo dopo che sono state notificate (tranne alcuni casi) che iniziano a decorrere i termini di prescrizione. La prescrizione è un termine decorso il quale il diritto di credito si estingue a causa dell’inerzia del creditore. Questo termine inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, perciò quando si tratta di cartelle esattoriali con le quali l’Agenzia delle Entrate Riscossione intima il pagamento di determinate somme entro 60 giorni, il termine di prescrizione inizia a decorrere dal 61° giorno dalla notifica della cartella di pagamento. Non esiste una disciplina organica in tema di prescrizione e quindi il termine di prescrizione varia per ciascuna imposta: normalmente, comunque, per IRPEF, IRES, IVA e IRAP e di 10 anni; per le sanzioni e gli interessi è di 5 anni; mentre per i tributi locali è di 5 anni.


Cosa vuol dire che la domanda di rate interrompe la prescrizione?

Vuol dire che il tempo trascorso prima della domanda non conta più: dalla data della domanda parte un nuovo termine di 5 o 10 anni.

Facciamo un esempio. L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha notificato nel 2009 a Mario una cartella esattoriale relativa a IRPEF e IVA per € 20.000. La prescrizione in materia di IRPEF e IVA, come abbiamo già detto, si matura per il decorso di 10 anni senza che l’Agenzia delle Entrate Riscossione abbia intrapreso azioni esecutive (pignoramento dello stipendio, pignoramento dell'immobile, ecc...) nei confronti del contribuente o comunque senza che abbia intrapreso altre azioni (intimazione di pagamento, iscrizione di ipoteca, ecc...) idonee ad interrompere il decorso del termine di prescrizione. Di regola, perciò, nel 2019 si sarebbe dovuta maturare la prescrizione con riguardo alla cartella notificata a Mario (tralasciando altre questioni come le sospensioni determinate dai vari ‘condoni’). Ma se nel 2015 Mario ha presentato un'istanza per rateizzare la cartella esattoriale allora, secondo quanto chiarito dalla Cassazione, tale istanza ha determinato l’interruzione della decorrenza della prescrizione; ciò, con la conseguenza che dal 2015 ha iniziato a decorrere un nuovo termine decennale di prescrizione. La prescrizione, perciò, non è maturata nel 2019 ma maturerà soltanto nel 2025 (2015 + 10 anni), salvo ovviamente che nel frattempo l'Agenzia delle Entrate Riscossione non inizi un pignoramento o intraprenda altre azioni idonee ad interrompere il decorso del termine di prescrizione.

In definitiva, secondo la Cassazione, se Mario nel 2015 ha formulato un'istanza di rateizzazione per pagare a rate alcune cartelle esattoriali ecco, quell'istanza implica da parte del contribuente il riconoscimento dei debiti indicati nelle cartelle esattoriali e questo riconoscimento è un atto interruttivo della decorrenza della prescrizione con la conseguenza che il termine decennale di prescrizione inizia a decorrere di nuovo.


Perché la tesi della Cassazione non è condivisibile?

A mio avviso la domanda di rate non è un vero riconoscimento del debito: è una scelta obbligata per evitare pignoramenti, fermi e ipoteche, e infatti non impedisce di contestare la cartella (Cass. 3347/2017).

La conclusione cui giunge la Cassazione non è condivisibile. L’istanza di rateizzazione delle cartelle esattoriali, infatti, avviene in una fase procedurale in cui il contribuente potrebbe essere assoggettato dall’Agenzia delle Entrate Riscossione a pignoramenti, fermi amministrativi o ipoteche. Pertanto per il contribuente la richiesta di rateizzazione non è mai un riconoscimento del debito ma soltanto uno strumento per evitare i pregiudizi derivanti dall’eventuale pignoramento e/o fermo amministrativo e/o ipoteca. Per questa ragione la conclusione della Cassazione non è davvero condivisibile anche se con i essa i contribuenti devono fare i conti...


Cosa prevede oggi la legge sulla rateizzazione e la prescrizione?

Dalla domanda di rateizzazione e fino al rigetto o alla decadenza dal piano, i termini di prescrizione sono sospesi (art. 19, co. 1-quater, DPR 602/1973).

In aiuto dei contribuenti, però, è intervenuto il Legislatore. L'art. 19 del decreto n. 602/73, come modificato dall'art. 13-decies del DL n. 137/2020, prevede infatti che, dal momento della presentazione della richiesta di rateizzazione delle cartelle esattoriali, e fino al suo eventuale rigetto o decadenza, i termini di prescrizione sono sospesi. Adesso, è quindi chiaro che l’istanza di rateizzazione non produce l’interruzione del termine di prescrizione (con la conseguenza che inizia a decorrere un nuovo periodo di prescrizione) ma soltanto la sua sospensione per un periodo che va:

  • dal momento della richiesta di rateizzazione

  • fino al momento del rigetto della richiesta oppure, se invece la richiesta è accolta, fino al momento della decadenza dalla rateizzazione per mancato pagamento delle rate.

Nella sostanza il predetto lasso di tempo non deve essere conteggiato nel computo del termine di prescrizione (5/10 anni).

Questa nuova formulazione dell’art. 19, che supera l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, opera soltanto per le istanze di rateizzazione presentate dal 30/11/2020.

Attenzione però: la Cassazione continua a considerare la domanda anche come riconoscimento del debito (Cass. 856/2024). E se la prescrizione era già maturata quando hai chiesto le rate, la domanda non la fa rivivere, salvo che contenga una rinuncia a farla valere: in giudizio, però, è il contribuente a dover dimostrare che la domanda non implicava rinuncia (Cass. 856/2024; Cass. 25575/2025).


Cosa succede alla prescrizione se decadi dalla rateizzazione?

Il periodo tra la domanda e la decadenza non si conta: la prescrizione riprende a correre dal giorno della decadenza per il tempo che restava.

Facciamo un esempio concreto di cosa succede se l'istanza di rateizzazione del debito verso l'Agenzia delle Entrate Riscossione è presentata in data successiva al 30/11/2020. L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha notificato nel 2017 a Chiara una cartella esattoriale relativa a IRPEF e IVA per € 30.000. La prescrizione in materia di IRPEF e IVA si matura, come abbiamo già detto, per il decorso di 10 anni senza che l’Agenzia delle Entrate abbia intrapreso azioni esecutive nei confronti del contribuente o comunque senza che abbia intrapreso altre azioni idonee ad interrompere il decorso del termine di prescrizione. Di regola, perciò, nel 2027 si dovrebbe maturare la prescrizione con riguardo alla cartella notificata a Chiara (tralasciando sempre altre questioni come le sospensioni determinate dai vari ‘condoni’ e dalla pandemia covid19). Ma Chiara il 31/12/2020 (e cioè in data successiva all'entrata in vigore della nuova formulazione dell'art. 19 del decreto n. 602/73) ha presentato un'istanza per la rateizzazione della cartella esattoriale; e l'Agenzia delle Entrate Riscossione ha accolto tale richiesta concedendo a Chiara di pagare il debito a rate. Dopodiché, Chiara ha pagato regolarmente le varie rate sino a quella di Dicembre 2021, mentre quella del Gennaio 2022 e le successive non è più riuscita a pagarle ed è quindi decaduta dalla rateizzazione (ai fini del ns. esempio assumeremo che la decadenza dalla rateizzazione si sia verificata nel Gennaio 2022 e cioè a seguito del mancato pagamento della prima rata, in realtà la questione è un pò più complessa...). Secondo quanto stabilito dalla nuova formulazione dell’art. 19 del decreto n. 602/1973, il termine decennale di prescrizione è rimasto sospeso per circa 13 mesi e cioè dal 31/12/2020 (cioè dalla data di presentazione dell'istanza di rateizzazione) a Gennaio 2022 (e cioè alla data di decadenza dalla rateizzazione). Conseguentemente, la cartella notificata a Chiara cadrà in prescrizione non nel 2027 (come sarebbe accaduto se Chiara non avesse proposto l'istanza di rateizzazione) bensì nel 2028 (2027 + circa 13 mesi di sospensione), salvo ovviamente atti interruttivi e/o sospensivi della prescrizione che potranno nel frattempo accadere.

Hai rateizzato in passato e poi sei decaduto? Verifica con Prescrizione AI se il debito residuo è prescritto, caricando i tuoi documenti.


Cosa fare prima di chiedere la rateizzazione?

Prima di chiedere le rate verifica se il debito, o almeno sanzioni e interessi, è già prescritto: se lo è, rateizzarlo può farti perdere la possibilità di contestarlo.

E quindi? quali insegnamenti ne possiamo trarre? ne possiamo trarre almeno tre...

Primo. Se hai presentato un'istanza di rateizzazione sino al 30/11/2020, e poi ne sei decaduto per mancato pagamento delle rate, non fare troppo affidamento sulla possibilità di contestare il debito residuo eccependo l'intervenuta prescrizione: dalla data in cui hai presentato l'istanza, infatti, ha iniziato a decorrere un nuovo periodo di prescrizione (di 5/10 anni a seconda del tipo di debiti portati dalle tue cartelle esattoriali); conseguentemente, se l'istanza l'hai presentata non troppo tempo fa non puoi eccepire l'intervenuta prescrizione per liberarti dal debito; se, invece, tu l'avessi presentata 5/10 anni fa probabilmente sei di nuovo in 'gioco' per contestarla su tutto il debito o almeno su una sua parte.

Secondo. Se hai presentato l'istanza di rateizzazione dopo il 30/11/2020, e poi ne sei decaduto sempre per il mancato pagamento delle rate, poiché il termine di prescrizione non è stato interrotto, ma è stato semplicemente sospeso potresti avere buone chances per eccepire l'intervenuta prescrizione dei debiti residui portati dalle tue cartelle esattoriali; ma capire se e quando si è maturata la prescrizione non sarà semplicissimo; bisognerà infatti comprendere per prima cosa quando hai presentato l'istanza e poi quando sei decaduto dalla rateizzazione (e questo dipende dalla data in cui hai presentato la rateizzazione perché nel corso degli anni la legge è cambiata variando il numero delle rate non pagate che determina la decadenza dalla rateizzazione); per questo lasso di tempo, come abbiamo detto, il decorso della prescrizione è sospeso e, quindi, non andrà conteggiato per comprendere se la cartella esattoriale che ti è stata notificata è effettivamente caduta in prescrizione.

Terzo e ultimo. Se stai pensando di rateizzare il tuo debito ... bene ... è un ottima scelta ti consentirà di evitare molti problemi (l'Agenzia delle Entrate Riscossione non potrà 'aggredirti', non potrà apporre il fermo amministrativo sulla tua auto, non potrà iscrivere ipoteca sui tuoi immobili, ecc...). Fai però alcune valutazioni:

  • se il tuo debito è più 'vecchio' di 5/10 anni potrebbe essere prescritto con la conseguenza che le cartelle esattoriali che lo portano potrebbero essere annullate definitivamente; non male come opzione rispetto a pagare il debito (seppur in via rateale...);

  • se chiedi la rateizzazione fallo se hai buone prospettive di pagare le rate sino all'estinzione del debito; perché diversamente stai di fatto 'prorogando' il termine di prescrizione della parte residua del debito che non riuscirai a pagare in vai rateale.


Perché rivolgersi all'Avv. Alberto Bindi?

Perché capire se un debito rateizzato e poi decaduto è prescritto richiede di ricostruire date di domanda, decadenza, atti interruttivi e sospensioni COVID: un calcolo sbagliato può farti pagare ciò che non devi.

Sono un avvocato cassazionista e tributarista (chi sono): dal mio studio di Firenze assisto clienti in tutta Italia nelle cause contro l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, anche dopo la decadenza da rateizzazioni e rottamazioni. Puoi leggere i casi giudiziari di cui mi sono occupato.

Nella mia attività professionale mi sono occupato di molti contribuenti che, dopo aver chiesto le rate e averle interrotte, si sono visti notificare intimazioni per debiti che in parte erano già prescritti.

Hai rateizzato e sei decaduto, o stai per chiedere le rate? Richiedi la preanalisi delle tue cartelle: verifichiamo prima cosa è ancora dovuto.

Se vuoi approfondire la questione leggiti questo post: Cartella esattoriale: cosa fare e come difendersi (2026).


Domande frequenti su rateizzazione e prescrizione

La rateizzazione interrompe la prescrizione della cartella?

Secondo la Cassazione la domanda di rateizzazione vale come riconoscimento del debito e interrompe la prescrizione. Durante il piano, inoltre, il termine resta sospeso.

Se decado dalla rateizzazione, la prescrizione riparte?

Sì, riprende a decorrere dal giorno della decadenza, senza contare il periodo in cui il piano era in corso.

Se chiedo la rateizzazione posso ancora fare ricorso contro la cartella?

Sì. Chiedere le rate non significa accettare la cartella: puoi impugnarla nei 60 giorni dalla notifica.

Se il debito era già prescritto quando ho chiesto le rate, devo pagarlo?

Non necessariamente. La domanda di rate non fa rivivere un debito già prescritto, salvo che valga come rinuncia alla prescrizione: va valutato caso per caso.

Conviene rateizzare una cartella molto vecchia?

Solo dopo aver verificato che non sia prescritta. Se lo è, conviene contestarla invece di pagarla a rate.



Avv. Alberto Bindi

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